Patrimonio immateriale...
La cucina italiana è diventata Patrimonio Immateriale dell’UNESCO.
Si ma quale delle 231 ricette della parmigiana ? Nessuna, e tutte.
Mi ha incuriosito l’aggettivo “immateriale” e, per una volta, sono andato a leggere oltre al titolo, cosa che non faccio mai concentrandomi invece sulle figure o sui disegni da colorare.
“Immateriale” perchè non vengono premiati il Risotto alla Milanese o i Tortellini tirati a mano ma la tradizione e la convivialità legate alla tavola, al gesto di sedersi e consumare un pasto. Quindi, non si premia un prodotto ma l’insieme di ricette e tradizioni.
Peccato però che, mentre l’UNESCO premia la nostra convivialità, oggi chi vanta presenze numerose sono i *sciusci* e non più le trattorie o i ristoranti in cui il tempo scorre più lentamente.
Preferiamo mangiare una suola tex-mex-macho-pichu cucinata con l’antica tradizione di quelli che vantano una storia di ben 250 anni perché ci sembra che “costi meno” e sia più *cool* invece di andare a gustarci un bel piatto di agnolotti.
I tempi cambiano, certo. Ora si consumano parmigiane anche al bar tabacchi, o uno spaghetto al pomodoro presentato in bellavista, preparato 7 ore prima nell’edicola dietro l’angolo, con un sugo così rinsecchito che la “sensazione di assorbimento” rabbrividisce.
E a gongolarsi sono tutti quelli che ci spiegano che il risotto va cotto con acqua e non con un ottimo brodo.
Questo riconoscimento arriva con un ritardo siderale. Oggi, della convivialità e di un pranzo fatto “a regola d’arte” ci interessa sempre meno in favore di “un’esperienza fatta di arie e sifoni”.
Di fatto, stiamo candidando a Patrimonio dell’Umanità un fantasma, una tradizione che sta scomparendo mentre la celebriamo.
E pensare che questo riconoscimento e le Olimpiadi Invernali erano l’occasione d’oro per portare una onestissima carbonara al giusto e meritatissimo prezzo di 145 €, IVA inclusa.
P.S.: anche lo jodel è diventato patrimonio dell’UNESCO.