La svolta “nat”? Non proprio…
Visto che da qualche tempo, sui nostri scaffali si sono moltiplicati i vini con le etichette strane, mi permetto qualche piccolo commento in merito.
Lo dice il titolo scritto al contrario, sì, ma non fatevi ingannare: non stiamo cambiando pelle, né ci stiamo arrendendo all’ultima moda da sommelier di Instagram.
La verità? La decisione l’abbiamo presa da tempo: in carta vogliamo solo vini che ci emozionano, che ci piacciono davvero.Punto.
Naturali, convenzionali, biodinamici, cosmici o lunari… poco importa. Non scegliamo le etichette (e in generale, molte altre cose) per adesione ideologica, ma per piacere. Perché ci parlano, ci sorprendono, ci fanno dire “ancora un bicchiere”.
È vero, il fenomeno del vino nat-bio-(trio) – come lo chiamano alcuni – è esploso. E più che una moda, sembra diventato un modo di vivere, di vestirsi, di pensare. Un’estetica, una tribù.
Non è una meteora: è qui da un po’ e probabilmente ci resterà, e va bene così. Ma per noi resta comunque una moda. E come tutte le mode, ha i suoi alti e bassi.
Nel mondo del vino, ci sono stati entusiasmi e cadute. Ricordi quando ordinare un Morellino di Scansano ti faceva sembrare uno che “se ne intende”? Ora se bevi Morellino vieni bullizzato. O quando dire “un Blangé” ti faceva sentire irresistibile ? Poi è arrivata la Falanghina, che ha invaso i pizzoranti, a rubargli la scena, e via così.
Oggi va di moda il vino pigiato a piedi nudi da “fratello Cinquecalli”, che coltiva tre filari in biodinamica spinta, vendemmia solo quando Marte entra in ascendente su Saturno e affina il tutto in damigiane recuperate nella cantina dove nonno Vignù appendeva le salsicce.

Il problema? Che a volte questi vini, come molti dei “tradizionali”, non si lasciano bere.
Non c’è equilibrio, non c’è finezza. Ti fanno stringere i denti o ti ricordano – diciamolo – l’impianto di depurazione di Nosedo.
Non tutti, per fortuna. Ci sono anche vini naturali splendidi: eleganti, profondi. E ci sono vini “tradizionali” che ci annoiano o peggio, ci deludono riproponendo sempre la solita trama gustativa come se il clima fosse identico in tutte le annate. ( Qualche sospetto ci viene, tra l’altro )
Quindi? Quindi noi beviamo quello che ci piace. E lo serviamo con passione. Non vogliamo stare da una parte o dall’altra. Non ci interessa fare squadra con chi divide.
Noi vogliamo includere. Aprire. Scoprire.
Che sia un rosso torbido e anarchico, o un bianco cristallino e scolpito: se ci emoziona, è il benvenuto.